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Torino 15/05/2012
Gli infrarossi ci proteggeranno dai danni causati dalla luce?
Lo studio di un gruppo di ricercatori dell’Australian National University ( dott. Rizalyn Albarracin, Janis Eells, Krisztina Valter) in collaborazione con il Vision Centre sembrerebbe aver scoperto l’efficacia dell’utilizzo di raggi infrarossi a bassa potenza nella gestione di alcune alterazioni retiniche.
Il lavoro presentato nel 2011, dal titolo: “Photobiomodulation protects the retina from light-induced photoreceptor degeneration” sembra offrire qualche speranza anche nella gestione di patologie retiniche quali Degenerazione Maculare Senile Secca e Retinite pigmentosa.
Sono stati testati tre gruppi di ratti albini adulti (Sprague- Dawley), allevati in pochissima luce (5 lux) alternata con cicli di luce più intensa e successivamente abbagliati con sorgenti molto forti di luce (1000 lux) per 24 ore consecutive.
Gli animali sono stati trattati con raggi di luce LED a 670 nanometri sia durante sia successivamente all’abbagliamento.
Ricordiamo che è la componente ultravioletta dello spettro elettromagnetico ad essere dannoso per la salute umana.

Fonti di luce così intensa (1000 lux ricordiamo!) hanno provocato la morte dei fotorecettori delle retine trattate, oltre alla comparsa di fattori neuro protettivi ed alla presenza di microglia nelle zone danneggiate dalla luce.

Le cellule di Muller, cellule gliali ( assicurano nutrimento e sostegno per i neuroni ed offrono l’isolamento dei tessuti nervosi) che si estendono per tutto lo spessore della retina, hanno la funzione di proteggere la retina e smaltire le tossine oltre a partecipare alla trasduzione del segnale luminoso. Purtroppo però, se sottoposte a forte stress, come nel caso di abbagliamento luminoso, possono reagire moltiplicandosi ed attuando un’invasione di microglia dietro la retina, formando cioè un vero e proprio tessuto ciocatriziale. Quando ciò accade i fotorecettori vicino a tale tessuto perdono la loro funzionalità poiché si interrompe l’apporto di sangue alla retina esterna e di conseguenza l’apporto di ossigeno e glucosio alle cellule che sono destinate a morire.
Dagli esperimenti condotti dal gruppo di ricercatori sembrerebbe che tali modificazioni a carico della retina (che comportano inevitabilmente una forte riduzione visiva) si riducano, in modo significativo, utilizzando LED infrarossi a bassa lunghezza d’onda (670 nanometri).
Gli effetti benefici di tale trattamento, riduzione della perdita di fotorecettori e processi infiammatori, si ottengono anche successivamente al danno creato da fonti di luce abbaglianti.
Le conclusioni cui sono arrivati i ricercatori fanno presumere un possibile utilizzo dei raggi infrarossi anche nella prevenzione di meccanismi infiammatori a carico della retina in soggetti esposti ad abbagliamento (agricoltori, pescatori, saldatori, gente di spettacolo) o affetti da patologie più serie come Degenerazione Maculare e Retinite Pigmentosa.
Sembrerebbe in procinto di partire la sperimentazione sull’uomo.
Personalmente ritengo che sia prematuro gridare al miracolo, ma sicuramente vale la pena di attendere evidenze scientifiche più attendibili riguardo ad una scoperta che potrebbe davvero rivoluzionare la vita di moltissime persone.
Ritengo altresì quantomeno obsoleto e assolutamente condannabile eseguire esperimenti su animali, sulla cui predittibilità sull’uomo la comunità scientifica è fortemente divisa.
Sperando di aver affrontato un argomento di Suo interesse ed invitandoLa a contattarci per qualsiasi chiarimento in merito, Le auguro una serena giornata.
Cordialmente,
Giulia Lecce
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